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lunedì 17 maggio 2010

Un mondo di menzogne...

Ho davvero poco da dire in questo momento... ma vi chiedo di spendere una manciata di minuti per guardare questo video.

Io stessa sono rimasta allibita da ciò che ho visto e letto.

Ma non voglio fermarmi quì....


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martedì 26 gennaio 2010

Basta solo sussurrare....

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.
"Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

Mahatma Gandhi

sabato 1 agosto 2009

Quella notte...

Strana quella notte. L’aria era piatta. Le foglie immobili sui loro rami, sembrava di guardare una fotografia.
Ma quella notte era strana per ben altre ragioni. L’inconsapevole voglia di conoscere, comprendere, vivere, sperimentare.
E ne sono stati fatti di esperimenti, quella notte.
Tutto ebbe inizio intorno all’ora di cena. A. si apprestava a terminare l’ottima cena, tutto era buono, il vino, rosso, corposo, forse con una gradazione troppo alta. Li guardavo mangiare, tutto era così diverso. Tutti sapevamo cosa sarebbe accaduto di lì a poco ma nessuno mai ne parlò. Eravamo tutti e tre intenti a gustarci quelle pietanze dal sapore un po’ orientale (maledetto curry!!!). Bevemmo molto, M. era davvero fuori di sé che si appisolò sul dondolo in veranda. La mia mente era troppo annebbiata per comprendere quello che A. stava per fare. Per riprendermi decisi di fare quattro passi. Mai bere troppo quando non si sa a cosa si sta per andare in contro. Camminai in mezzo al frutteto, le pesche ormai erano mature e la metà del raccolto è era stato già fatto, eppure mi soffermo sempre a parlare alle mie “bambine”. Le ringrazio per i loro ottimi e preziosi frutti che generosamente mi sono stati concessi. Penso che loro mi ascoltino. E mentre guardavo un germoglio ecco M. e A. venirmi in contro. Ovviamente non erano a mani vuote. A. teneva tra le mani 2 bicchieri di vino, me ne offrì uno e mentre lo sorseggiavo M. mi prese per mano. Senza fiatare li seguii. Ero agitata. Il mio cuore batteva a mille. A. camminava dietro di noi. Con la coda dell’occhio notavo la sua espressione soddisfatta.
Arrivammo in casa. M. e A. mi guardarono, io sorrisi, e mentre aprivo la porta che dava al salotto A. mi prese per i fianchi, mi fece voltare e mi baciò. Sentivo la sua lingua che cercava la mia. Le sue mani mi accarezzavano il viso, mi spostava i capelli dalla fronte, prima dolce, poi violento, un bacio mai avuto. E mentre accadeva tutto ciò M. spostava i cuscini dal divano. Si sedette sulla poltrona e rimase di fronte a noi, ci guardava, ogni tanto si mordeva un labbro. Era visibilmente eccitato ma ancora vestito. Le sue mani erano sui braccioli della poltrona, li stringeva forte ad ogni mio sussulto, ad ogni mio gemito. A. mi sbottonò molto lentamente la camicia. Bottone per bottone, M. continuava a guardare ed io a guardare M.. Li volevo, li desideravo, volevo sentire le loro mani accarezzarmi. Forse mi avrà letto nel pensiero, non lo so, ma non appena lo pensai M. si alzò dalla poltrona. La sua eccitazione era ben visibile. Io ero visibilmente eccitata come A. che, mentre M. mi aiutava a sfilare la camicia, mi aiutava a tirar via i jeans. Ero in loro balia. Come una zattera in mezzo ad una tempesta oceanica. Nessun porto dove approdare sicura, solo onde alte e vento forte a scuotermi. E quella sensazione di disorientamento mi piaceva.
Adesso era M. a baciarmi, mentre sentivo le mani di A. sfiorarmi i seni nudi.. . .